Mascherine: tipologie diverse. Come utilizzarle

Mascherine: tipologie diverse. Come utilizzarle

A cosa servono le mascherine? Da cosa proteggono

Un utilizzo adeguato della mascherina garantisce una significativa limitazione dell’emissione nell’aria di secrezioni respiratorie e salivari in forma di goccioline, quelle in cui si riscontra la presenza del coronavirus, 600 volte più piccolo di un capello.

Esse sono  normalmente espulse quando si parla, si starnutisce o si tossisce e questo, insieme ad un adeguato distanziamento fisico e ad un’accurata igiene delle mani, ci mette al riparo da un eventuale contagio.

I coronavirus hanno dimensioni di 100-150 nanometri di diametro (600 volte più piccoli di un capello) e si trasmettono mediante goccioline (droplets) delle secrezioni di naso e bocca che vengono emanate durante la normale respirazione, quando si parla, e in grandi quantità in caso di tosse e starnuti. In particolare, lo starnuto può spingere queste goccioline ad una distanza fino a 4 metri. Queste goccioline possono raggiungere anche dimensioni di pochi micron nel caso di formazione di aerosol, come accade in alcune manovre sanitarie.

 

Quali sono le diverse tipologie di mascherine?

Come ormai sappiamo le mascherine di protezione si dividono in due categorie: quelle chirurgiche, pensate per proteggere il paziente dalla contaminazione da parte degli operatori (medici, infermieri) in sala operatoria (o dal dentista), e le FFP1, FFP2 e FFP3 (o N95, N99 e N100 nella normativa americana), pensate per proteggere gli operatori dalla contaminazione esterna e per questo chiamate Dpi (Dispositivi di protezione individuale).

 

Le mascherine chirurgiche

Sono formate da due o tre strati di tessuto non tessuto (TNT) costituito da fibre di poliestere o polipropilene. Tipicamente, lo strato esposto all’esterno è costituito da un materiale di tipo spun bond (un tessuto non tessuto usato nel settore automobilistico e industriale) con eventuale trattamento idrofobo, che ha la funzione di conferire resistenza meccanica alla mascherina e proprietà idrofoba. Lo strato intermedio è costituito da Tnt prodotto con tecnologia melt blown e costituito da microfibre di diametro 1-3 micron; questo strato svolge la funzione filtrante. Un eventuale terzo strato, tipicamente in spun bond, è a contatto con il volto e protegge la cute dallo strato filtrante.
Capacità filtrante: pressoché totale verso l’esterno (superiore al 95% per i batteri), mentre hanno una ridotta capacità filtrante dall’esterno verso chi le indossa, di circa il 20%, principalmente dovuta alla scarsa aderenza al volto. 

Come suggerisce il nome, sono utilizzate dai chirurghi per mantenere la sterilità in campo operatorio. Sono realizzate in tessuto-non-tessuto e non aderiscono ai contorni del viso, per questo la protezione per chi le indossa è molto limitata; invece, coprendo naso e bocca, servono a impedire la fuoriuscita di secrezioni respiratorie, goccioline e particelle potenzialmente infettanti verso l’ambiente esterno.

A che cosa servono: se ben indossate, sono molto efficaci nell’impedire a chi le indossa di contagiare altre persone. Ma le chirurgiche non garantiscono una protezione elevata nei confronti del virus che proviene dall’esterno, proprio perché non aderiscono bene al volto e non trattengono le particelle fini e molto fini generate, ad esempio, dall’aerosol.

I filtranti facciali FFP1, FFP2 e FFP3 ad alta protezione

Le mascherine ad alta protezione sono le cosiddette “FFP” (la sigla sta per “filtering facepiece particles”, “facciale filtrante delle particelle”). Questi dispositivi proteggono sia chi la indossa, sia gli altri, e sono ottimali per proteggere gli operatori sanitari coinvolti direttamente nella assistenza a un paziente certamente o probabilmente infetto da SARS-CoV-2. Sono suddivise nelle tre classi di protezione FFP1, FFP2 e FPP3 in funzione della loro efficacia filtrante.

Le maschere FFP1 filtrano almeno il 70% delle particelle che si trovano nell’aria fino a dimensioni di 0,6 μm; una singola particella di SARS-CoV-2 è circa 5 volte più piccola, perciò non sono idonee per la protezione da agenti patogeni che si trasmettono per via aerea.

Le maschere FFP2 sono adatte filtrano almeno il 95% delle particelle che si trovano nell’aria fino a dimensioni di 0,6 μm; sono ben tollerate da chi le indossa.

Le maschere FFP3 offrono la massima protezione possibile, con una capacità filtrante che può sfiorare il 99% ma sono mal tollerate.

I filtranti facciali si sono adattati all’uso sanitario, nei reparti di malattie infettive, perché il materiale che li costituisce, ha un’alta capacità di filtraggio dell’aria. Sono realizzati con tessuti-non-tessuti con proprietà e funzionalità differente. Lo strato esterno della mascherina protegge dalle particelle di dimensioni più grandi, lo strato intermedio è solitamente in tessuto melt blown e filtra le particelle più piccole. Lo strato interno, a contatto con il volto, ha la doppia funzione di mantenere la forma della maschera e di proteggere la maschera dall’umidità prodotta con il respiro, tosse o starnuti.

Lo strato filtrante agisce meccanicamente (come un setaccio) per particelle fino a 10 micron di diametro. Sotto queste dimensioni, l’effetto più importante è quello elettrostatico: la fibre cariche elettrostaticamente attirano e catturano le particelle. Tutte aderiscono bene al viso, e tutte sono disponibili in versione con e senza valvola.

Capacità filtrante delle FFP senza valvola

  • FFP1: dall’esterno verso l’operatore e viceversa è del 72%.
  • FFP2: la capacità filtrante in entrambe le direzioni è del 92% Sono ben tollerate e devono essere cambiate meno di frequente, perché il potere filtrante si mantiene.
  • FFP3: hanno una capacità filtrante verso l’interno ed esterno pari al 98%. Sono quelle che proteggono in modo pressoché totale, perché i pori filtranti sono più piccoli del virus, e i valori sono simili a quelli delle mascherine chirurgiche. Controindicazioni: possono essere mal tollerate da chi li indossa, perché si accumula all’interno della mascherina l’aria espirata, inumidendo il materiale della maschera e rendendo complessivamente più faticosa la respirazione. Inoltre, l’umidità della maschera ne riduce il potere filtrante in entrata e, pertanto, devono essere cambiate frequentemente.

Capacità filtrante delle FFP con valvola

Le mascherine FFP possono anche essere dotate di valvole, che però non hanno alcun effetto sulla capacità filtrante del dispositivo, ma consentono una migliore respirazione quando la mascherina è indossata per molto tempo. La valvola di espirazione permette all’aria calda di fuoriuscire dal dispositivo, riducendo l’umidità che si forma al suo interno, evitando la formazione di condensa. Questo sistema previene l’appannamento degli occhiali e facilita la respirazione, ma attenzione: in questo modo anche le particelle virali possono fuoriuscire! Per questo, le FFP con valvola proteggono SOLO chi le indossa, non gli altri.

Quante volte si possono usare

Le mascherine chirurgiche sono monouso e non ci sono procedure, scientificamente validate, per la loro «disinfezione». L’utilizzo di disinfettanti o vapori di aria calda potrebbero danneggiarne il tessuto, facendo perdere la sua efficacia filtrante. E’ importantissimo l’uso corretto di questi dispositivi di protezione, e sostituirla al massimo ogni 12 ore (uso non continuativo).

Questi dispositivi offrono protezione dalle contaminazioni per un tempo di 6/8 ore di utilizzo continuativo, terminato il quale, sono da eliminare. Come conferma anche un recente studio scientifico che ha riscontrato parti di virus rilevabili anche a distanza di 7 giorni dal loro primo utilizzo, nella loro parte interna.

Le mascherine chirurgiche sono quindi da considerarsi monousonon riutilizzabili e non lavabili. I sistemi sino ad ora  sperimentati per sanificarle, infatti, basati prevalentemente sull’utilizzo del calore secco, rischiano di danneggiarne il tessuto.

Le Mascherine FFP possono essere monouso (catalogate dalla sigla NR – non riutilizzabilio riutilizzabili (identificabili dalla lettera R).

Le mascherine FFP1, FFP2, FFP3 riutilizzabili, per lo meno sino a quando non sono soggette ad usura dei materiali di cui sono composte, possono essere sanificate in due modi:

  • sostituendo esclusivamente i filtri (in base alle indicazioni del produttore in merito al numero di ore in cui il filtro assicura protezione);
  • lavandole a 60° con un comune detersivo (seguendo le indicazioni del produttore che, generalmente, riporta nelle istruzioni all’uso il numero massimo di lavaggi possibili per non comprometterne la capacità filtrante).

 

Categories: Salute e benessere
Tags: DPI, FFP2, mascherine

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